Differenza tra Psicoterapeuta e Psicologo clinico: forse non lo sapevi
- Dott.ssa Sara Sulejmani
- 20 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 5 nov 2025
Una volta abilitato e iscritto all’Albo (sezione A), lo psicologo ha completato una laurea triennale e una laurea magistrale. La formazione successiva — spesso chiamata “alta formazione” — insieme ai contesti di tirocinio e alle esperienze lavorative, definisce in modo concreto i suoi ambiti di competenza e quindi la sua specializzazione.
Ora ci concentreremo solo sulla formazione.
Tra i percorsi di alta formazione ci sono le scuole di psicoterapia: si tratta di specializzazioni quadriennali riconosciute che abilitano all’esercizio della psicoterapia. Lo psicoterapeuta può essere uno psicologo o un medico che, oltre alla propria abilitazione di base (iscrizione all’Ordine degli Psicologi o all’Ordine dei Medici), ha conseguito la specializzazione in psicoterapia. Per questo si incontra spesso la dicitura “psicologo/psicoterapeuta”: la professione di base è psicologo (o medico) e il titolo aggiuntivo è psicoterapeuta. Per verificare l’abilitazione conviene quindi controllare l’Ordine professionale di riferimento e la qualifica di psicoterapeuta. Generalmente, chi è psicologo clinico diventa anche psicoterapeuta (preciso che ogni laurea magistrale in psicologia permette di intraprendere la formazione da psicoterapeuta), perché, di fatto, lo psicoterapeuta è come se fosse uno psicologo clinico specializzato nel trattamento dei disturbi mentali e utilizza specifici protocolli per la guarigione del disturbo in relazione all’orientamento psicoterapico. Per esempio, uno psicologo che si è formato con una magistrale in psicologia sociale — e quindi, di fatto, è uno psicologo sociale —, per diventare psicologo clinico dovrà intraprendere un percorso di alta formazione che lo formi in ambito clinico: potrebbe essere un master oppure la scuola di psicoterapia (consapevole che, rispetto a uno psicologo clinico che ha svolto una magistrale in psicologia clinica, dovrà aggiungere uno studio supplementare dell’ambito clinico; nulla che il percorso non colmi, ma è per correttezza).
In sintesi, rispetto allo psicologo, lo psicoterapeuta è il professionista formato in modo specifico per la presa in carico e il trattamento dei disturbi psicopatologici, applicando metodi e protocolli coerenti con il proprio orientamento teorico.

Va detto per chiarezza che, per legge e deontologia, anche lo psicologo non psicoterapeuta può operare in contesti clinici e sanitari, anche con utenti che presentano sintomi o sofferenze psicologiche, esercitando la propria autonomia professionale fin dove gli compete. La differenza chiave è che il trattamento psicoterapeutico strutturato dei disturbi clinici resta di competenza dello psicoterapeuta; ma la valutazione psicologica, la consulenza e il sostegno al disagio rientrano a pieno titolo nell’attività dello psicologo clinico.
Pertanto uno psicologo non specialista in psicoterapia non è affatto tenuto ad operare solo in ambito “non clinico”: può svolgere colloqui clinici, somministrare test, formulare diagnosi psicologiche e persino seguire utenti con sintomi, a patto di rispettare i limiti imposti dalla legge (ovvero non applicare psicoterapia in senso formale). Può svolgere in autonomia attività cliniche – come ad esempio la valutazione di personalità o l’abilitazione di abilità cognitive, la gestione dello stress, ecc. – e prendere in carico utenti con un certo livello di sintomatologia, fin quando questa non configuri un disturbo grave che richiede psicoterapia specialistica.
Di fatto, “lo psicologo è il professionista sanitario della cura psicologica”e fare terapia psicologica di supporto e abilitazione rientra nelle sue competenze, mentre la psicoterapia è un tipo specifico di terapia attuato con metodi riconosciuti su patologie diagnosticate.

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